Le Sette Spade che hanno lasciato il segno nel Fantasy| 1 – Excalibur

Eccoci alla conclusione della nostra rassegna sulle spade che più hanno lasciato il segno nel fantasy. Siamo partiti dalle spade di Enithal, Del, Selda e Redan, per esplorare le lame degli eroi, da quelle antiche e dimenticate a quelle più moderne. Il primo posto però va a lei, Excalibur, la spada di re Artù.

Lo so, lo so, è banale! Però è innegabile, che nonostante siano passati più di mille anni dal suo esordio, Excalibur sia ancora la più famosa delle spade, nonché l’articolo di gran lunga più ambito e costoso dei negozi di oggettistica fantasy.

Citata e mostrata in una quantità incalcolabile di libri, film, serie tv, videogiochi e fumetti, la lama di re Artù compare per la prima volta con l’impronunciabile nome di Caledfwlch, forse ispirato al nome di un’altra spada leggendaria irlandese, Caladbolg, o forse una contrazione di “Caled Bwlch” (in celtico “Acciaio Duro”).

Una mano femminile emerge dall'acqua per tenere Excalibur
Excalibur in pugno alla Dama del Lago

Excalibur: la regina delle spade.

Per nostra fortuna il nome è stato poi latinizzato in Caliburnus ed è infine passato da Caliburn, a Escalibor, fino all’attuale Excalibur.

L’unico possessore di questa spada sembra essere proprio Re Artù, che se ne separa solo dopo la sua morte.

Le versioni su come il re più famoso delle leggende medioevali l’abbia avuta, sono discordanti: varie versioni raccontano l’abbia estratta da una roccia o da un’incudine (così come Sigmund con Gram, anche se nel suo caso era un albero) e che sia stato proprio questo atto a renderlo riconoscibile come il legittimo re, erede di Uther Pendragon. Secondo le versioni più antiche invece, il giovane Artù l’avrebbe ricevuta in dono dalla Dama del Lago, figura mistica a volte alleata, altre volte nemica del re, alla quale l’arma viene poi restituita in effetti dopo la morte del re di Britannia.

Una spada conficcata in una roccia nel mezzo di un bosco
La Spada nella Roccia

Altri racconti ancora conciliano le due versioni con vari espedienti: secondo Sir Thomas Mallory la Spada nella Roccia era quella del padre di Artù, che però fu spezzata in combattimento e rimpiazzata con l’Excalibur, la mitica spada di Avalon; nella “Prosa su Merlino” tale versione non solo è avallata, ma si afferma che entrambe le lame furono chiamate Excalibur proprio dal re. Altri ancora dicono che la prima spada non fu spezzata, ma gettata via volontariamente dal re, dopo che questi vi uccise per sbaglio uno dei suoi cavalieri durante un torneo.

In ogni versione tuttavia Excalibur mantiene tutti i poteri che un eroe può desiderare per la sua arma:

  • risponde solo a chi è degno di brandirla;
  • taglia il metallo, la roccia e perfino le scaglie di drago;
  • è indistruttibile e non arrugginisce;
  • è sempre affilata;
  • il suo fodero ha il potere di fermare eventuali perdite di sangue e di accelerare la guarigione delle ferite;

Insomma, anche se Gram ha fatto da apripista, ogni volta che si scrive di una spada con un nome, che caratterizza l’eroe al pari di una sua estensione (niente di freudiano in tutto ciò) è ad Excalibur che ci si ispira, a quella spada perfetta, indistruttibile e sempre dalla parte del giusto.

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