Le sette spade che hanno lasciato il segno nel fantasy| 7 – Gram, la spada dei Nibelunghi

Nella saga “I Cinque Re”, in un punto del primo volume, i quattro Custodi decidono di dare un nome ognuno alla propria spada. Redan il Custode della Fiamma la battezza Fenice, Selda, Custode dello Spirito la chiama Etere, Enithal, Custode del Tempo le dà il nome di Destino e infine Del, Custode della Vita, la nomina Arborea.

Si tratta in realtà di un archetipo comune nel fantasy, quasi tutti gli eroi danno un nome alla propria spada, quasi fosse un animale domestico o un orsacchiotto.

La ragione di ciò è che questa tradizione riprende la letteratura cavalleresca e le vecchie fiabe, ossia tutti quei racconti sui cui gli scrittori fantasy moderni sono cresciuti e che ancora sognano di eguagliare (oh ma chi voglio prendere in giro con la terza persona?).

Tralasciando eventuali interpretazioni freudiane del rapporto uomo-lama, l’eroe ha bisogno di dare un nome alla sua spada per far sì che quella sia proprio la sua arma e faccia parte della sua leggenda. La spada è più di un ferro del mestiere: salva la vita di chi la possiede, spezza le vite degli avversari, perciò non può essere una ferraglia qualunque, magari diversa ad ogni scontro; può esserlo per gli antieroi, ma difficilmente per gli eroi.

Ogni eroe leggendario ha la sua spada altrettanto leggendaria, ecco perché vi proponiamo una rassegna delle sette spade che più hanno lasciato il segno nella letteratura e nella cultura popolare.

Perché sette? Be’ perché no? In fondo ci sono sette re di Roma, sette colli, sette nani, sette giorni della settimana…

Gram: la mamma di tutte le spade

Il nano Regin consegna a Sigfrido la sua spada in un'antica incisione medievale

Il nano Regin consegna a Sigfrido la sua spada in un’antica incisione medievale

Se il nome vi risulta nuovo non allarmatevi: praticamente nessuno conosce questa spada! Si tratta infatti di una delle primissime armi dell’epica ad essere battezzata con un nome proprio.

Poco celebre e dal nome un po’ bruttino, Gram è la spada di Sigfrido (anche lui poco celebre e dal nome bruttino) protagonista della Saga dei Nibelunghi (o Volsunghi), e merita il settimo posto di questa rassegna per via del fatto che, benché sia stata dimenticata, ha ispirato tutte le spade più famose della letteratura. Il come sarà presto chiaro.

La storia di questa spada risale al V secolo dopo Cristo, quando i Goti sgomitavano per trovare il loro posto in Europa e tipi come Thor e Odino erano venerati nei templi e non sui fumetti e nei cinema.

Gram: uno strumento degli dei

La leggenda, narrata dal Canto dei Volsunghi, vuole che proprio Odino fece forgiare la prima incarnazione di questa spada, commissionandola ai nani della mitica Nidavellir, gli stessi che avevano forgiato il martello di Thor e che hanno fatto una recente comparsa in Avengers Infinity War.

Peter Dinklage in una scena di Infinity War interpreta Eitri il Nao,creatore di Mjolnir e di Gram, una delle sette spade fantasy più importanti

Eitri il Nano, creatore di Mjolnir e di Gram, interpretato da Peter Dinklage in Infinity War.

All’epoca il guercio signore di Asgard non era ancora concepito come il saggio ed integerrimo re che abbiamo visto interpretato da Anthony Hopkins; no, a quei tempi il padre degli dei passeggiava per la Terra sotto mentite spoglie, al fine di collezionare anime di guerrieri da portare nel Walhalla (una specie di paradiso, solo molto più violento) affinché lo affiancassero nella battaglia del Ragnarock, cui era predestinato.

La prima spada ad essere estratta da un re

Per accaparrarsi un po’ di anime belle prestanti, Odino si imbuca alle nozze del re vichingo Sigmund dei Volsunghi, e nel bel mezzo della festa pianta la spada in un tronco d’albero sfidando tutti i presenti ad estrarla (vi ricorda qualcosa?).

Odino sul trono di Asgard, circondato da due lupi e da tre corvi, sui animali simbolo, in un'antica incisione

Odino, così come le vedavano Vichinghi e Germani

Nessuno degli invitati riesce ad estrarre la spada dalla rocc… ehm, volevo dire dall’albero, tranne Sigmund in persona, che la brandirà in battaglia. La spada può spezzare qualunque arma, penetrare ogni armatura, fare a fette draghi come fossero pezzi di sushi e rende Sigmund temuto in tutta la Scandinavia. Questa sequela di morti violente arricchisce il Walhalla come previsto, ma per sua sfortuna, nel mezzo di una delle sue battaglie, Sigmund si trova di fronte lo stesso Odino, intento a completare la sua collezione.

Quando lo sciocco eroe prova a ucciderlo, ignaro della sua identità, la spada si spezza e lui muore; suo figlio Sigfrido, invece, è costretto a scappare in Germania, nella Foresta Nera dove vive ignaro dei suoi nobili natali e conserva come unica eredità i pezzi della mitica spada del padre.

La spada che fu spezzata

Comincia così l’avventura che avrebbe creato tutti gli archetipi della letteratura cavalleresca.

Sigfrido uccide uccide il Drago a guardia del Tesoro Maledetto

Sigrfrido impugna Gram contro Fafnir

L’eroe orfano, infatti, scopre i suoi nobili natali in età adulta e fa riparare la spada spezzata, con la quale uccide un drago e si impossessa di un antico tesoro maledetto. Non contento, risveglia una bella Valchiria dal sonno centenario causato da una spina avvelenata (già il ragazzo ha ispirato anche le fiabe), compie imprese memorabili grazie a un anello magico rubato al drago, sposa una bella principessa e infine, a causa della maledizione del tesoro del drago, viene assassinato dai suoi stessi parenti e il suo regno viene spazzato via dagli Unni.

Qualcuna di queste cose vi suona già sentita? Già! Sia Sigfrido che la sua spada, Gram, non sono diventati molto famosi, ma hanno ispirato le gesta di molti altri eroi, tutti dotati di un’arma che come la lama dei Volsunghi può uccidere draghi e spezzare ogni metallo.

Ma di questa, come si dice, è un’altra storia e ne parleremo nei nostri prossimi appuntamenti.

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